La Carta dei Valori del Volontariato

“Occorre che ogni volontario e ogni organizzazione abbiano chiari gli elementi fondanti del proprio “essere”, adottare criteri di un “agire” che sia coerente testimonianza di dimensione ideale, che si specifica principalmente in due ruoli: la dimensione attiva, attraverso la gratuita presenza nel quotidiano; la dimensione politica, quale soggetto sociale che partecipa alla rimozione degli ostacoli che generano svantaggio, esclusione, degrado e perdita di coesione sociale”.

Un mero ricordo nostalgico alla Carta dei Valori del Volontariato, a 18 anni dalla sua  presentazione a Roma? Magari, saremmo difronte ad un diffuso volontariato “adulto”. La realtà, invece, ci si palesa diversa.

Oggi più che mai – anche alla luce del testo di riforma del terzo Settore – è necessario che ogni organizzazione o gruppo di volontariato abbia chiari gli elementi fondanti del proprio essere per svolgere quella che Luciano indicava come la missione del volontario: “promotore della cultura e della prassi della solidarietà, agente del mutamento sociale“.

Come Associazione Luciano Tavazza vogliamo ripartire da questa Carta, e lo facciamo rendendola strumento di lavoro e confronto nelle giornate di studio “La solidarietà è reato?” che si svolgono a Roma dal 29 aprile al 01 maggio 2019.

Una Carta che è “pietra di inciampo” non solo per i suoi contenuti ma per il metodo di lavoro che l’ha generata. Nata da una proposta congiunta della Fondazione Italiana per il Volontariato e dal Gruppo Abele è stata discussa con numerose realtà grandi e piccole del volontariato. Un metodo di lavoro – oggi quasi dimenticato – che ha fatto emergere il connotato chiave dell’essere e del fare volontariato: camminare insieme su un piano di impegno civico e di cittadinanza solidale.

Carta dei Valori del Volontariato

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