Mancano solo i miracoli!

Un autorevole commento sulla nuova litania di Salvini evidenzia l’impreparazione su Santi e mariologia del viceministro.

di Sergio Tanzarella

Non bastavano il Vangelo e la corona del rosario branditi impunemente nella campagna elettorale del 2018, ora Salvini – appena un anno dopo – davanti al duomo di Milano sgrana una litania di santi, patroni d’Europa cui affida i popoli dell’Unione e soprattutto la vittoria elettorale.

Siamo, ormai, dinnanzi ad un predicatore incallito che ricorre a tutti gli stratagemmi della retorica religiosa, senza curarsi della blasfemia delle sue parole pronunciate dinnanzi a spettatori che intende convertire alla nuova religione dell’odio e dell’intolleranza. Una religione che non è una religione e che di cristiano mantiene soltanto il nome, affermato come una sfida, ma che nella sostanza è solo una pericolosa religione civile che afferma la solidarietà come reato, l’accoglienza e il rispetto dell’altro come alto tradimento, e che agita la croce come strumento di offesa per colpire tutti i crocifissi della storia.

Anche negli anni del peggiore collateralismo democristiano, e perfino in quelli terribili della dittatura fascista – anch’essa ad arte mascherata come promotrice di valori cristiani – non si era arrivati mai ad una strumentalizzazione tanto volgare.

Certo Berlusconi parlava di sé come l’unto del Signore, recuperava la memoria della zia suora e si considerava come il Gesù della politica e non mancava di nominare i giovani difensori e apostoli della verità, ai quali diceva: “Andate, predicate e convertite le genti”.

E tuttavia queste erano soltanto le premesse che Salvini porta ora alle estreme conseguenze con l’utilizzazione del cristianesimo in senso divisivo e di pura contrapposizione. Ma con la citazione dei patroni casca proprio male.

Benedetto da Norcia contribuì a rafforzare nel monachesimo il primato della accoglienza nella quale vedeva la presenza concreta di Cristo; Cirillo e Metodio furono proprio i campioni del dialogo, i costruttori di ponti tra i mondi apparentemente inconciliabili del loro tempo, i promotori della causa delle lingue per incontrarsi e intendersi.

La biografia di Caterina da Siena smentisce in pieno le idee di Salvini e della Lega, la santa aveva cura proprio dei più abbandonati e rifiutati del suo tempo e sosteneva che ogni compito politico è soltanto dato in prestito da Dio stesso ed è a lui (e non certo ai sondaggi) che il politico dovrà rendere conto.

Infine, con santa Teresa Benedetta della Croce – ma Salvini sa che si chiamava Edith Stein? – raggiungiamo il paradosso. Lei che fu vittima delle persecuzioni naziste contro gli ebrei è certo la meno indicata per essere tesserata da Salvini a supporto di un partito che della persecuzione e della discriminazione degli esseri umani sulla base del passaporto ha fatto il proprio credo.

Sull’affidamento dell’Italia e delle fortune elettorali della Lega al “Cuore immacolato di Maria” Salvini è certo in buona compagnia, non solo per l’uso italico nel passato prossimo della Madonna pellegrina la cui statua era usata come talismano elettorale negli anni ’50, ma soprattutto perché prima di lui il sanguinario e cattolicissimo generalissimo Franco in Spagna mentre condannava a morte sindacalisti, studenti e oppositori politici dedicava la Spagna al sacro Cuore di Gesù.

Un esempio che fa certo rabbrividire ma cosa dire allora sui respingimenti, le deportazioni, gli annegamenti, le reclusioni e le torture dei centri libici di detenzione che l’attuale governo – degno erede di quelli che lo hanno preceduto – sta realizzando?

E cosa dire del bavaglio che si vuole mettere a papa Francesco perché “connivente” con il Vangelo dell’ “amare il prossimo come se stessi”?
Ci chiediamo, allora, quanti erano i cristiani, presenti in piazza Duomo, a Milano, a fischiare il Pontefice mentre contro di lui si scagliavano le invettive di Salvini?

Abbiamo assistito, ancora una volta, allo spettacolo di dolorosa memoria dell’arroganza del potere che da un lato esalta retoricamente la religione e dall’altro minaccia gli uomini di Dio perché non osino opporsi, fomentando l’odio e aizzando la folla.

Per noi una sola parola: un dissenso fermo e totale.

La propaganda dell’odio non ci troverà complici né silenziosi spettatori. E nemmeno taceremo su quest’uso distorto e abuso palese del cristianesimo. Che Salvini studi di più, se gli riesce, o si affidi a consulenti meno cialtronescamente impreparati su santi e mariologia.

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Sergio Tanzarella è ordinario di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, dove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo. È inoltre professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Tra le sue pubblicazioni: La purificazione della memoria. Il compito della storia tra oblio e revisionismi (Edb, 2001), Gli anni difficili. Lorenzo Milani, Tommaso Fiore e le “Esperienze pastorali” (Il Pozzo di Giacobbe 20082). Ha collaborato a Cristiani d’Italia. Chiese. Società, Stato 1861-2011 (Treccani, 2011).

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