di Maria Paola Tavazza

E’ per me difficile parlare di Luciano e fino ad oggi l’ho sempre rifuggito. È stato per molti l’amico, il padre putativo, l’educatore, l’animatore, il presidente (Enaoli,Mo.V.I. e Fivol), per altri uno tra i padri del volontariato moderno, un personaggio su cui scrivere una tesi, un nome da ricercare con Google. Luciano, così ho sempre preferito chiamarlo in occasioni pubbliche, era mio padre. (altro…)

di Nilla Manzi Tavazza

Luciano, quanto hai amato la Chiesa, quanto hai gioito e sofferto per lei. Ti ricordi quando insieme leggevamo gli atti del Concilio Vaticano II? Eravamo al mare in Sardegna per degli incontri di formazione, mentre leggevo, il tuo volto si illuminava di una gioia intensa. (altro…)

di Giampaolo Manganozzi

Quando penso a Luciano Tavazza (e accade spesso) prevalgono due immagini: quella del pellegrino determinato nel perseguire le tappe del proprio itinerario (tappe segnate dalla vita delle persone piuttosto che da deserti e solitudini) e quella del capo-carovana che la sera pianta la tenda non per se solo, o soltanto per qualcuno, ma per tutti. (altro…)

di Livia Turco

Parto dalla conferenza di Foligno per ricordare quello che è stato per me l’insegnamento più importante di Luciano Tavazza.

Eravamo in un momento complesso se pur vivace di crescita e di discussione all’interno del volontariato; era il momento del confronto tra il volontariato ed il terzo settore. (altro…)

di Don Luigi Ciotti

Conobbi per la prima volta Luciano Tavazza nel 1974, e mi colpì per il coraggio e la profon­dità delle parole che pronunciò al Convegno ecclesiale sui mali di Roma, in quella stessa basilica di S. Giovanni in Laterano in cui si sono svolti i suoi funerali. E mi era venuto il de­siderio di andare a conoscere questo signore, di guardarlo in faccia, e di ringraziarlo. (altro…)

di Nicolò Lipari

Mentre partecipavo, in una basilica di San Giovanni stracolma di gente, ai funerali di Luciano Tavazza mi è tornato più volte, insistente, un pensiero.
All’inizio l’ho ritenuto una di quelle distrazioni della mente che spesso ci accompagnano quando tentiamo di estraniarci nella preghiera; ma poi mi è apparso come un’autentica forma di preghiera, se questa è il nostro balbettante tentativo di dialogare con Dio.
Vedevo la sua bara poggiata per terra e progressivamente sempre più illuminata da un raggio di sole che aveva singolarmente evitato la navata e l’altare per accarezzare soltanto quel legno, quasi a volerlo assumere a simbolo del rapporto con la fonte di quella luce.

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Intervento svolto a Roma, Campidoglio, 13 maggio 2005

di Rodolfo Venditti

Conobbi Luciano Tavazza ai tempi della giovinezza, quando frequentavamo il Liceo Carlo Botta di Ivrea e l’Oratorio San Giuseppe diretto da Don Mario Vesco. Entrammo poi, insieme, nel Centro diocesano della GIAC ai tempi della Presidenza Getto. Luciano era delegato diocesano Aspiranti, io ero delegato diocesano Juniores: due campi di lavoro diversi ma confinanti, che comportavano un intenso interscambio sia sul piano delle idee sia sul piano dell’impegno apostolico in Diocesi.

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Testimonianza pubblicata in “Risveglio Popolare”, Ivrea 2000